Peppe Lanzetta si racconta a “CineMoi”
«Sono il presidente del club degli scannati di Piscinola. Il nostro motto è 30, 60, 90. Vogliamo una vita postdatata.». Su quest’uscita Maurizio Costanzo prese lo sgabello e si sedette in esclusiva vicino a lui invitando a ritornare tutti gli altri personaggi intervenuti al Parioli per la registrazione televisiva. «Il giorno dopo costavo cinque milioni a sera.»
Peppe Lanzetta è talmente avanti che potrebbe cominciare adesso, daccapo, una carriera di successo. Parafrasando Vittorio Gassman ha un grande avvenire davanti ai suoi occhi. Alla sua anima. Con così tanto cuore da poterne regalare un pezzetto alle persone che incontra lungo il cammino. A ogni tappa di uno spettacolo, di unaàsemplice presentazione in libreria. “Una disperata vitalità. Canto d’amore per dodici città” (Langella Editore) è l’ultimo libro dato alle stampe. «Ho scritto una bella cosa. È un opera per il futuro. Volta ai tempi che saranno. Dentro ce persino Milano. Era il posto dove sarei dovuto naturalmente approdare, più che a Roma. Mia madre aveva una sorella lì. Quando mancò papà mi telefonò: “Che stai a fare a Napoli? Vienitene qua!”. Al Derby dopo un provino andato malaccio sentenziarono: “ Tu sei Eduardo, non sei Peppino!”. C’ho rimuginato sopra tutta la vita».
Anche la Musica ha determinato una sorta di formazione…
«Enzo Gragnaniello ha ripetuto le elementari e lo “perdemmo” presto per strada. L’altro era Pino Daniele. All’esame di Maturità presi 56 e lui 48. Aveva delle occhiaie davvero poco consuete per un diciottenne. Assieme a una vena comica totalmente fuori dal comune. Molti non ne sono a conoscenza. Ad esempio, per scherzare, faceva la voce di un’intera famiglia di “femmenielli” . Dal nonno ai nipoti. Era praticamente una spugna. Con qualcosa di poroso nell’anima. Una personalissima ilarità unita a un sarcasmo che, poi, non ha mai pensato di vendere al pubblico. Conservandolo giusto per il privato più stretto. Nel ‘75 inaugurò un locale al Vomero. Per l’occasione scrisse due canzoni apposta per me. - “Io nunn’e pozzo cantà, so pe sfottere!” - Una s’intitolava “Sciacquate ‘a patà”. Diretta antesignana di “Chille è nu buono guaglione” del 1979».
E Nanni Moretti?
«Ehhh! Mia sorella fittava casa a Vietri sul Mare per le vacanze. Al Lido California. Il proprietario dello stabile sapeva che facevo cabaret. Stavo nello spettacolo, insomma. Improvvisandosi impresario mi sollecitò: “Qua ci stanno i genitori di Moretti!”. Mi feci coraggio e avvicinai la signora Apicella: Sono un giovane cabarettista, volevo proporre una cosa a suo figlio. ”Passò qualche settimana. Noi avevamo il telefono in corridoio a casa. Mamma rispose allo squillo mentre eravamo a tavola. S’avvicina e mi fa: “Ti vogliono. Adda essere n’atu sfrangesato peggio ‘e te”. Dopo questa viatico abitualmente familiare rispondo e ascolto dall’altro capo della cornetta: “Hai visto? T’ho chiamato. Sono Nanni”. Per trenta secondi avevo il “cannarone” secco. All’audizione per “Palombella rossa” arrivai in anticipo da Reggio Calabria. Stavo facendo alcune serate in compagnia di svariati artisti. Nanni si fece trovare con la calotta da pallanuoto in testa. Si divertiva molto durante questa sorta di provino. Uscendo dallo studio il suo entourage mi braccò deciso: “Lanzetta, da adesso ci deve segnalare ogni spostamento. Tutti i suoi numeri di telefono pure.” Risposi serafico: “Io uno ne tengo, tenitaville!” Tra l’altro non andavo mica in vacanza? Morale: il mese di Agosto aspettai una telefonata che non è ancora arrivata. Sono passati 36 anni, Poche settimane fa, mi ritrovo da Mattarella per i David di Donatello. Scendo le scale del Quirinale e al ritorno mi ritrovo col “Leone di Monteverde” al fianco. Lui mi guarda e fa manco ci fossimo lasciati l’altro ieri: Ah, stai qua! Mi ricordo ancora il finale di quella bellissima lettera che mi mandasti nell’88!”».
“L’immensità”, tratto da “Figli di un Bronx minore” ispira Sorrentino per l’esordio de “L’uomo in più”.
«Sono passati venticinque anni da “Salvatore a Mare” fino al cardinale “Tesorone” di “Parthenope”. I ragazzi, adesso, un titolo del genere lo conoscono soltanto per load cover dei Negramaro e di Gianna Nannini. Eppure la canzone era di Don Backy e Johnny Dorelli. Si. Il protagonista della storia si chiama Sergio. È zoppo. Vorrebbe uscire a cantare dopo il fritto di pesce. E invece deve accontentarsi di esibirsi a fine festa, quando tutti sono ubriachi. Per questo litiga con l’impresario sul lungomare di Torre del Greco. Sotto la pioggia.»
Il successo del film t’ha spostato qualcosa?
«Eh! C’è una specie di devozione. Riconoscimento. Quasi a dire: Tu eri improponibile nella vita reale. Sta(v)i solo nel Cinema. Per noi sei Tesorone! Ieri mattina proprio un'avvocatessa davanti a un bar di via Foria non mi lasciava andare sull’onda di ‘sto leitmotiv. Si finisce oltre la semplice ammirazione, attraverso la pletora di aggettivi esagerati. “Magistrale, unico, inconfondibile…”. Con la collera del mancato premio in sottofondo. Se fosse oro sul serio, probabilmente, sarei oggettivamente gasato. È il contraltare perfetto al mio temperamento levantino. Forse, è meglio sia andata così».
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L’articolo è uscito sul Numero 1 di “CineMoi” - Dicembre 2025
La foto è del Maestro Gianni Fiorito © (2025)